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Arte Contemporanea a Venezia: BelAirFineArt Liu Bolin alla Biennale 2019

Marialaura intervista l'artista cinese Liu Bolin  Cosa vedi osservando una delle opere di Liu Bolin, uno degli artisti più affermati nel vasto panorama artistico cinese? Davanti alle sue foto raffinate e patinate si rimane in un primo momento spiazzati: uno scaffale di un supermercato anonimo stipato di merce, una verdeggiante vigna, un trattore fermo in un cantiere, uno striscione pubblicitario è quello che appare a prima vista.


Liu Bolin ti costringe a osservare con attenzione, ad avvicinarti alla foto, a scoprire i dettagli che permettono di scovare lui, mimetizzato e camaleonticamente inserito nel contesto rappresentato.
Come in uno stereogramma, una volta abituato l’occhio, la lettura dell’immagine si fa chiara e l’artista prende corpo, è il caso di dirlo, e appare, visibile/invisibile, camuffato e confuso nel contesto fotografato.
Incontriamo l’artista nella Galleria BelAirFineArt durante la frenetica settimana di vernissage della Biennale, dove espone alcune sue foto.

La sua arte si basa sulla performance, abbisogna di una lunga preparazione. Per arrivare a un perfetto camouflage, Liu Bolin sceglie il contesto, prepara e colora il suo travestimento in un totale body painting, si mimetizza e si rappresenta, quasi annullato nel paesaggio o nel contesto urbano.

Gli chiedo come ha iniziato e cosa lo ha spinto a inventare la sua arte così unica e originale. Sorride e mi dice che la sua è un’arte di protesta silenziosa, di denuncia della condizione dell’uomo contemporaneo, costretto ad annullarsi, a sparire.

Fondersi nello spazio e “confondersi” nell’ambiente è un modo di essere presente senza essere visibile, esserci e non esserci allo stesso tempo. “Quando ho finito la Scuola d’Arte -dice- volevo trovare la mia strada. Il Governo cinese ha distrutto il mio atelier, così ho scelto la mia protesta, mettendo in luce la parte oscura del potere nella società cinese. Resto immobile, in silenzio e questo silenzio è parte di me, della mia anima e del mio cuore e mi appartiene. Non ho bisogno di urlare per esprimere la mia protesta”.



Dietro le immagini così belle e dense c’è molto dello spirito orientale dell’artista.


La foto artistica è lunga preparazione, in questo caso sintesi di pittura, performance, studio, installazione, lettura meditata della società consumistica e abbruttita dalla dissipazione stessa dell’umanità: la stessa dissoluzione invisibile che Liu Bolin rappresenta nelle sue opere.