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Arte Contemporanea a Venezia: Building Bridges di Lorenzo Quinn

L’artista Lorenzo Quinn è  tornato a Venezia Diventato famoso in tutto il mondo nel 2017 per le due mani gigantesche dell’opera ‘Support’ lungo Canal Grande, questo anno presenta Building Bridges esposta all’Arsenale.
Non più due mani ma ben dodici a coppie di sei a simboleggiare sei valori differenti: amicizia, saggezza, aiuto, fede, speranza e amore.


Building Bridges

Quinn spiega come questa sua nuova opera sia il proseguimento del progetto iniziato proprio due anni fa con Support, il cui scopo era di scuotere le coscienze di tutti sul problema del cambiamento climatico.

Oggi, bisogna costruire ponti, bisogna unirsi: gli uomini insieme possono fare grandissime cose, raggiungere traguardi altrimenti ritenuti impossibili.
E Venezia con la sua storia è, secondo Quinn, la città ideale poiché da 1600 anni continua ininterrottamente a creare ponti con altre culture. Porta come esempio le spedizioni non solo commerciali, ma anche esplorative dei veneziani in passato, uno fra tutti Marco Polo che ha portato l’Estremo Oriente a Venezia.



Certo il problema del clima è sempre presente nei lavori dell’artista, questa volta però è l’umanità intera ad essere al centro di questa enorme opera. Creare ponti oltre qualsiasi confine, per unire culture e diversità.
Ecco perché il 9 maggio alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato 195 bambini veneziani ciascuno con una bandiera differente a simboleggiare i 195 paesi della terra.


Quinn si ricollega al famoso discorso che J.F. Kennedy fece subito dopo aver prestato giuramento come presidente degli Stati Uniti d’America, cambiando la parola nazione con umanità: “non chiedere quello che l’umanità può fare per te, ma quello che tu puoi fare per l’umanità”. Da qui il rinnovato appello a creare ponti.

L’opera è alta 15 metri e lunga 20, le sei coppie di mani che si intrecciano formano proprio un ponte a richiamare quei valori che dobrebbero servire per una sola umanità,  aldilà  di ogni tipo di frontiera.