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Continuiamo a giocare a nascondino con Damien Hirst a Venezia

Nel mio precedente post (Giocare a nascondino con Damien Hirst a Venezia’) ho introdotto quella che appare come una delle mostre più avvincenti e spettacolari degli ultimi anni a Venezia, Treasures from the Wreck of the Unbelievable di Damien Hirst. Era solo un assaggio, in attesa di mostrarvi qualcosa di ancora più avvincente e ricco di citazioni colte.

Prendiamo ad esempio le varie teste di Medusa: eseguite nei materiali più pregiati quali la malachite, il cristallo di rocca, l’oro, il bronzo (questa versione a pezzi, come se trovata nel relitto affondato), sembran tutte uguali, ma son tutte diverse e bellissime, una copia della Medusa di Caravaggio… e torniamo a giocare con i rimandi alla storia dell’arte, alla copia e al fake.

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Testa di Medusa in malachite

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Testa di Medusa in cristallo di rocca

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Testa di Medusa in oro

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Testa di Medusa rotta

Hirst usa i miti e la mitologia, le storie epiche. Per una chiave di lettura vi invito a leggere la scritta sulla porta della Dogana che introduce alla mostra, accanto al super raffinato video (fake?) del ripescaggio dei tesori dal relitto affondato.

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Scritta all’ingresso di Punta della Dogana

Dante e la Commedia, con Cerbero trasformato in una novella Stele di Rosetta, Omero e l’Odissea, con Ulisse citato attraverso i crani dei Ciclopi ritrovati nella nave e la stupenda Sirena Blu all’esterno di Punta della Dogana. E che dire del mitico rifacimento (o... ritrovamento?) dello scudo di Ulisse in oro (la prima volta nella storia dell’arte che un oggetto viene descritto minuziosamente), le varie religioni con esemplari di Buddha di giada, una dea Kalì che combatte con l’Idra (altro cortocircuito), un mostro mesopotamico di 18 metri che ricorda il Colosso di Rodi, che sembra bronzo ma è resina (d’altronde in questo gioco di specchi è facile prendere per plastica una statua in giada o  scambiare per vere conchiglie delle magnifiche riproduzioni in bronzo laccato).

L’ottava meraviglia è questa epopea artistica che Hirst ci offre.

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Cerbero

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Cerbero come stele di Rosetta

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Ciclope

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Sirena Blu

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Scudo di Ulisse

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Buddha di giada

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Dea Kalì con l’Idra

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Mostro Mesopotamico

Un altro gioco è quello di svelare le celebrità nascoste nei volti delle divinità. I vari cantanti, attori, modelle non sono forse oggi gli idoli dei fans, idolatrati come divinità? E infatti le sembianze di un faraone, con piercing al capezzolo non son forse le stesse di  Pharrell Williams (ricordate La canzone Happy? Ecco, lui, il rapper famosissimo)?

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Il Faraone

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Il Faraone, dettaglio

E la faraona in marmo, con i tatuaggi sul corpo compresa una pistola, scritte in arabo, la stessa faraona della scultura non sono forse proprio come quelli diRhianna? E infatti è proprio lei.

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La Faraona

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La Faraona, dettaglio

E non vediamo Kate Moss nella divinità  alata egiziana in oro e turchese?

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Divinità egiziana alata

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Divinità egiziana alata, dettaglio

Sienna Miller incatenata, come novella prigioniera michelangiolesca? Lascio a voi altre fulminanti scoperte!

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La prigioniera

Viviamo in un mondo di fake, tutto è falso ma terribilmente vero.

Hirst sembra dirci proprio questo: believe the unbelievable! E lo fa, come nella preghiera delle mani di giada che chiudono la mostra.

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Mani di giada