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L’arte contemporanea a Venezia: la Biennale 2019

May You Live In Interesting Times
dall'11 maggio al 24 novembre
Manca poco più di una settimana all’apertura della 58esima Esposizione Internazionale Biennale d’Arte di Venezia, forse la più importante mostra di arte contemporanea del mondo e per certo quella a cui tutti vorrebbero partecipare, quella che ha una rilevanza mondiale, quella a cui non si può mancare.

 
Brasile Image:  Film Still, Barbara Wagner & Benjamin de Burca, Swinguerra, 2019

La mostra veneziana è stata la prima in assoluto, nata nel 1895 con lo scopo di promuovere le arti e gli artisti contemporanei in un contesto internazionale di altissimo livello. La sua fama e il grande prestigio della manifestazione la rendono così attraente che ormai visitarla è diventato un must, essere tra gli artisti presenti è quasi sempre un balzo in avanti strepitoso per la loro carriera, venire a esplorare i vari padiglioni nazionali e le decine di mostre aperte in città è diventato negli anni un appuntamento imprescindibile per tutti gli amanti o semplici conoscitori dei molteplici aspetti dell’arte contemporanea.


Voluspa Jarpa, 'Subaltern Portraits Gallery: Hysteric 2'. Series 'Altered views', 2019. Photo Rodrigo Merino Cile

La Biennale 2019 nella visione del suo curatore
Dall’11 maggio, dunque, Venezia sarà pronta ad accogliere questa nuova edizione, curata dal direttore della Hayward Gallery di Londra Ralph Rugoff, che ha scelto come titolo May you live in interesting times, una sorta di maledizione cinese (che però cinese non è) che vede nelle parole interesting times una minaccia di disordine e conflitti, quasi in contrapposizione con i tempi non interessanti, di pace e serenità, che, per citare Hegel, sono pagine vuote e poco significative. Si potrebbe dunque interpretare questo motto come un auspicio alla creatività che può nascere dal caos, dalla confusione, dalle falsità.


We, elsewhere Inci Eviner Turchia

E se leggiamo il titolo in questo modo, dobbiamo ammettere che i nostri sono davvero “tempi interessanti”, fatti di fake news, conflitti, contrasti, incomprensioni e grandi incertezze.
Sarà curioso vedere come questa indicazione del curatore sarà seguita dagli artisti da lui scelti per le due mostre principali al Padiglione Centrale dei Giardini e alle Corderie dell’Arsenale e invitati a riflettere artisticamente sulla nostra contemporaneità, sulla funzione sociale dell’arte e sull’osservazione della realtà che ci circonda.


credit: Architect Matthew Casha and Production Manager George Lazoglou, Courtesy Pavilion Malta

Gli artisti ed i temi: tra presente e futuro
Rugoff ha chiesto a 79 artisti, tutti ancora in vita, provenienti per la gran parte da America e Asia e per la prima volta per più della metà donne, di realizzare un’opera per i Giardini e una per l’Arsenale, complementari o in antitesi, così da dare l’idea delle molteplici sfaccettature e ispirazioni che lo stesso artista può avere, e dei diversi punti di vista e delle chiavi di lettura che aprono la mente al confronto e alla discussione. Rugoff ha lasciato gli artisti liberi di interpretare il nostro difficile momento storico, poiché oramai le emergenze mondiali sono tremende, dal global warming all’immigrazione, dal risorgere dei fascismi e totalitarismi ai rifugiati; i temi caldi sono incombenti e sarà interessante vedere come gli artisti, i Padiglioni nazionali e le decine di altre mostre sparse in città daranno una risposta a questi tremendi interrogativi.


Questa sarà una mostra, dunque, tra presente e futuro, che riserverà non poche sorprese.

I Padiglioni Nazionali
Insieme al team di artisti scelti dal curatore, le sedi della Biennale e tutta la città vedranno la presenza di 87 differenti paesi, tra cui le quattro nuove partecipazioni di Algeria, Ghana, Madagascar e Pakistan mentre la Repubblica Domenicana e del Kazakistan avranno un loro padiglione.
L’Italia sarà rappresentata da Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai, scelti dal curatore Milovan Farronato che ha intitolato il suo progetto Né altra Né questa: La sfida del Labirinto, ispirato a Italo Calvino e a Borges. In un mondo dove niente più ha una traiettoria lineare, l’idea del labirinto evocherà il dubbio e la transitorietà, e Venezia, l’idea stessa di labirinto, sarà come sempre un involucro perfetto, la città stessa farà perdere i visitatori, sempre più numerosi a “perdersi” alla ricerca delle opere d’arte sparse in città.


Image: Larissa Sansour / Soren Lind, In Vitro, 2019, film 2 channels, production still. Courtesy of the artist. Photographer: Lenka Rayn

E noi vi aspettiamo per perderci assieme a voi, in una visita privata che ci porterà alla scoperta di quanto di più entusiasmante questa Biennale 2019 ci offre.