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Un elfo di Babbo Natale a Venezia

Babbo Natale è preoccupato...
-Ebbene, carissimi elfi, sono molto preoccupato – disse Babbo Natale con aria cupa. – A quanto pare a Venezia è successo qualcosa… anno dopo anno mi arrivano sempre meno letterine dai bambini di quella città. Come mai? Non riesco a capire… Forse non credono più nella magia del Natale? Forse non vanno più a scuola e non sanno più scrivere? Dobbiamo scoprire cosa accade.
  
Gli elfi cominciarono a borbottare increduli e pensierosi.
 
Babbo Natale proseguì: - Ritengo pertanto necessario mandare uno di voi in incognito a raccogliere informazioni. Qualcuno si offre per questo viaggio?
Gli elfi ripresero a borbottare: chi mai avrebbe voluto intraprendere una gita non proprio fuori porta in una città piena d’acqua, umidissima, vecchiotta come quella? In autunno poi! Meglio starsene al calduccio a costruire giocattoli.
-D’accordo, sceglierò io – e con voce ferma e risoluta Babbo Natale nominò l’elfo Brenner.
E ti pareva! Ogni volta che c’era una rogna da sistemare il prescelto era sempre lui, Brenner.
 
Invece che protestare, l’elfo sospirò e con un sussurro rispose: - Ok capo, – e andò a prepararsi per la partenza.
Raccolte le poche cose assolutamente indispensabili, balzò in groppa alla renna Invisible (quella che donava appunto l’invisibilità) e si diresse verso la meta designata.

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Brenner saluta Babbo Natale 
(di Rossana Magoga)

L’arrivo di Brenner a Venezia

Brenner arrivò a Venezia in una giornata davvero terribile: la pioggia scendeva a secchiate, il vento gli sferzava il viso e le mani, il freddo penetrava fin nelle ossa. Appena capì di star sorvolando Piazza San Marco diede ordine ad Invisible di scendere per permettergli di balzare a terra. Con un salto Brenner atterrò… e a momenti annegò pure! Non si era accorto che la piazza era completamente invasa dall’acqua! Ma che diavoleria era mai quella? Invisible era ormai volata via. Con non poca difficoltà l’elfo riuscì a raggiungere un posticino riparato, proprio vicino al Caffè Florian, sotto l’edificio chiamato Procuratie Nuove. Che tempo da lupi!

Fingendo di essere un bimbo, Brenner si accodò ad una coppia che stava entrando in quel momento nel Caffè e ne approfittò per sgattaiolare inosservato nel bagno del locale, dove riuscì a cambiarsi (per fortuna la sua borsa impermeabile aveva protetto dall’acqua gli indumenti del bagaglio).
 

A caccia di informazioni

Bisognava studiare un piano per riuscire a raccogliere informazioni. Ma come fare? Con quel tempaccio non c’era quasi nessuno in giro.

Brenner non si perse d’animo. Aspettò che piovesse un po’ meno e che la marea si abbassasse, e poi si avventurò per le calli di Venezia. Non gli fu facile trovare le scuole elementari della città. Mica si capiva dall’esterno che erano scuole! Sembravano edifici come tutti gli altri, e fu solo grazie al suo udito potenziato che Brenner udì voci di bambini provenire dall’interno di alcuni palazzi. Entrò in una scuola, poi in un’altra ed in una terza: ovunque gli scolari erano pochi. Che fossero tutti ammalati? In effetti in condizioni climatiche di quel genere era facile prendersi un bel raffreddore.

Cercò allora di sbirciare, per quanto possibile, dentro le case, attraverso le finestre, ma vide quasi esclusivamente persone adulte, accompagnate a volte da qualche fanciullo, che armeggiavano con i bagagli. Avevano tutta l’aria di essere dei visitatori, dei turisti. Eppure quelli non erano alberghi, erano case… Mah…

Brenner dopo un po’ si rese conto di non aver visto negozi di indumenti per bambini o di giocattoli. Riprese a girovagare per le calli ed i campi di Venezia prestando maggiore attenzione ai negozi: in effetti ce n’era qualcuno per l’infanzia, ma la maggior parte proponeva merci di lusso destinate agli adulti o, ancor più spesso, souvenir e ricordini a prezzi bassissimi, di dubbio gusto e tutti rigorosamente uguali, ripetitivi, che nessun bambino mai avrebbe davvero desiderato, tantomeno se a Venezia già ci abitava. Il mistero si faceva più fitto.

Un giro in gondola

Aveva ormai smesso di piovere, ma l’elfo infreddolito, giunto nei pressi del ponte di Rialto, decise di rannicchiarsi per bene dentro una gondola, coprendosi col mantello invisibile, e sfinito si addormentò. Al suo risveglio vide che la gondola non era più ormeggiata in riva: il gondoliere stava elegantemente remando e contemporaneamente intratteneva con i suoi racconti la giovane coppia di innamorati stranieri che si stava godendo il tranquillo giretto. “Che bello andare in gondola,” pensò Brenner lasciandosi dolcemente cullare dalle onde. D’improvviso, però, gli tornò in mente la sua missione e alla fine del giro balzò svelto fuori dalla gondola, sempre protetto dal suo mantello invisibile.

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Brenner in gondola 
(di Rossana Magoga)

I bambini, finalmente!

Ripartito alla ricerca dei bambini, l’elfo giunse in un luogo chiamato Campo Santa Maria Formosa… ed eccoli finalmente! Bambini di tutte le età stavano giocando: qualcuno tirava calci ad un pallone bagnato, altri correvano con le biciclettine cercando di entrare in più pozzanghere possibile, altri ancora avevano portato i gessetti per disegnare il pantofolo sulla pavimentazione del Campo, ma era bagnato dovunque e non si riusciva disegnare un bel niente.

Una bimba se ne stava però in disparte. Fingendosi di nuovo un bambino, Brenner la avvicinò: - Ciao! Io sono Brenner. Come ti chiami?- le chiese. -Ciao! Mi chiamo Margherita.

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Brenner incontra Margherita 
(di Rossana Magoga)

-Perché non giochi con gli altri bambini, Margherita?
-Sai, sono un po’ triste, - rispose la bambina. – Quest’anno sarà l’ultimo Natale che trascorrerò a Venezia. A gennaio ci trasferiamo in terraferma. Ormai qui tutto costa troppo caro, i miei genitori non ce la fanno più. Forse mia mamma perderà pure il suo lavoro al museo…
- Mi spiace…
- In realtà andrò a vivere vicino alla mia amica Laura, lei si è trasferita già due anni fa, quindi cambiare casa non mi spaventa proprio tanto… però qui a Venezia io mi trovo così bene…
- Ma non potete magari solo cambiare casa, trovarne una di più piccola, invece che cambiare proprio città?
- Mamma dice che qui case per noi non ci sono quasi più… preferiscono affittarle ai turisti, perché loro pagano bene. E poi qui i negozi per noi sono sempre meno… per le spese importanti bisogna per forza andare in terraferma… tanto vale vivere là direttamente.
- Ma com’è possibile? Ci deve pur essere un modo per cambiare questa situazione! Una città senza abitanti, una città senza bambini, che città è?
- Come hai detto che ti chiami? Brenner? Non sei di qui. Che ti importa se qua ci sono o non ci sono i bambini? Tanto anche tu domani andrai via e tornerai nella tua città.
- Ma i bambini sono la vita, sono il futuro della società civile, sono la speranza per un domani miglioreQuale speranza, quale futuro ci possono essere in una città senza bambini?
- Brenner, stai facendo discorsi un po’ strani… io che ne so? Si abitueranno a vivere senza bambini, che vuoi che ti dica…
- Sì ma chi glielo va a dire adesso a Babbo Natale che un bel giorno da Venezia non gli arriveranno più letterine?
- Cosa? Cosa? Cosa?
Ahia… L’elfo aveva parlato troppo, rischiava di essere scoperto.
-No, no, dicevo per dire… Beh ciao! I miei genitori mi aspettano, meglio che vada.
- Hey aspetta! Sei un tipo strano tu! Lasciami la tua mail, che magari ti scrivo. Ce l’hai una mail?
 
Ma l’elfo Brenner era ormai corso via.

Missione impossibile: salvare Venezia!
Richiamata Invisible con un fischietto dorato, l’elfo ripartì per North Pole, in Alaska, per fare immediatamente rapporto a Babbo Natale. Il buon vecchio, che tutti peraltro conoscevano a Venezia anche come San Nicola, ascoltò il racconto in silenzio, visibilmente preoccupato.

-Mmmmm… Brutta faccenda, - disse. – Qui qualcuno deve salvare il futuro del Natale e dei bambini a Venezia. Ma prima bisogna salvare Venezia stessa.
- Sai, capo, mi pare che gli abitanti abbiano poche speranze che Venezia si possa salvare, si sentono impotenti, - commentò Brenner.
- Chiaro che si sentono impotenti. Mica ce la possono fare da soli. Hanno bisogno dell’aiuto di Babbo Natale e di tutti i suoi Elfi! Forza ragazzi! In groppa alle renne! Si parte. Destinazione: Venezia!
 

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Brenner: Missione compiuta! 
(di Alessio Gambarotto)

Nota dell’autore: quanto scritto in questo racconto è tutto vero. Ne ho le testimonianze. La mia amica Cinzia, sempre in viaggio alla scoperta di nuovi mondi, è riuscita a fotografare nientemeno che Invisible, la renna dell’invisibilità, durante un viaggio in Lapponia…

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La renna Invisible

© Racconto di Monica Gambarotto

Illustrazioni di Rossana Magoga e Alessio Gambarotto

Bambini, divertitevi a scaricare i disegni e a colorali! Aspettiamo le foto dei vostri capolavori per pubblicarle su Facebook!

Monica Gambarotto la trovate nel Chi siamo di questo sito.

Rossana Magoga è una disegnatrice diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente insegna discipline pittoriche al Liceo Artistico di Treviso. È nel direttivo del Treviso Comic Book Festival e fa parte dei due collettivi di fumetto Sbucciaginocchi e Super Squalo Terrore. Per conoscerla meglio visitate la sua pagina Facebook “Rossana Ronja’s art” ed il suo blog https://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:63685/.

Alessio Gambarotto (che a dispetto del cognome non è parente di Monica, o forse la parentela si perde nella notte dei tempi) ha 15 anni e frequenta il Liceo Artistico a Treviso. Rossana non è la sua insegnate, anzi, nemmeno si conoscono!