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Venezia: il Fontego dei Tedeschi tra passato e futuro

Facendo un salto nel tempo passato, cerchiamo di immaginare la vita movimentata, il chiacchiericcio, il via-vai, le contrattazioni di mercanti provenienti da differenti luoghi per incontrarsi in quello che era lo snodo commerciale più importante tra Occidente ed Oriente: Venezia. L’acquisto di merci esotiche che giungevano in città attraverso la via della seta o via mare, mercanti stranieri che in questa città vivevano avendo la possibilità di essere sempre aggiornati sul commercio, le rotte marittime, nuovi prodotti da acquistare e la vendita dei propri: tutto questo contribuì a fare della Serenissima una Repubblica internazionale, i cui abitanti convivevano e collaboravano con gli stranieri.

Il dipinto di Francesco Guardi, uno dei grandi pittori vedutisti del ‘700 veneziano, rende bene l’idea di quanto la vita fosse frenetica nella zona del ponte di Rialto ancora durante l’ultimo secolo della Repubblica.

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Sin dal XII secolo, la comunità dei mercanti Tedeschi (con il termine ‘tedeschi’ venivano genericamente indicate tutte le genti provenienti dall’Europa del nord) era molto numerosa ed importante per la città, tanto che il Senato decise di assegnare loro un palazzo dove stare su Canal Grande, ai piedi del Ponte di Rialto, il cuore della Venezia mercantile.

Dopo un incendio che nel 1505 distrusse l’edificio del XIII secolo, la casa-magazzino (fondaco, o fontego, per l’appunto) fu velocemente ricostruita e completata nel 1508. Il nuovo edificio era di grandi dimensioni, proprio per la rilevanza che il governo della Repubblica attribuiva a questa comunità, importante non solo per l’aspetto commerciale, ma anche per quello artistico-culturale.

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Per la decorazione delle facciate fu scelto l’affresco. La Serenissima a quel tempo stava combattendo contro l’imperatore Massimiliano I e gli affreschi dovevano in modo allegorico esaltare l’indipendenza e la potenza della Repubblica. La decorazione fu affidata a due grandi interpreti del Rinascimento: Giorgione, che affrescò la facciata prospiciente il Canal Grande, e Tiziano che lavorò sulla parte laterale.

Osservando questo particolare di un dipinto del Canaletto, altro importante vedutista del ‘700 veneziano, ci rendiamo conto come gli affreschi fossero ancora ben visibili nel XVIII secolo.

Oggi purtroppo non restano che frammenti di queste opere, che rappresentavano figure femminili come simboli di virtù o allegorie, scene di lotte e battaglie, putti che combattevano. Possiamo ammirare la Nuda di Giorgione e la Giustizia di Tiziano alla Ca’ d’Oro.

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Il pian terreno era utilizzato come magazzino, negli altri piani, con circa 200 stanze, i mercanti avevano i loro piccoli appartamenti privati dove mangiavano, dormivano, si riposavano. Le loro funzioni religiose erano svolte fuori dal fontego, in una chiesetta vicinissima al palazzo. Nella chiesa di San Bartolomeo, infatti, vi era una cappella per i mercanti tedeschi, la cui pala d’altare era opera del famoso artista d’oltralpe Albrecht Dürerla Festa del Rosario (Rosenkranzfest, 1506), conservata oggi nel Narodni Galerie a Praga.

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Con l’arrivo di Napoleone nel 1797 e la conseguente caduta della Repubblica, il fontego fu soppresso. L’imperatore francese infatti ne fece cessare l’attività di casa-magazzino dei ‘tedeschi’ e nel 1806 il palazzo divenne sede dei controlli doganali.

Nel 1937 fu sottoposto ad un intervento di restauro e l’anno dopo divenne la sede delle Poste Centrali. Il restauro del 1937 apportò la chiusura dell’edificio con un lucernario, la demolizione delle torrette laterali e l’aggiunta di finestre.

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Ma la storia del fontego non finisce qui! Veniamo al presente.

Il 1 ottobre 2016 il Fontego è diventato il “T Fondaco”. Nel 2008 la famiglia Benetton ha acquistato il palazzo, pagando 54 milioni di euro nel 2012, di cui 6 al Comune di Venezia, per cambiare i vincoli all’uso pubblico dell’edificio. La DFS (Duty Free Shop) ha poi speso 40 milioni di euro circa per il restauro e la trasformazione del Fontego nel centro commerciale più lussuoso della città. Il restauro è stato eseguito dallo studio Oma dell’archistar Rem Koolhass con una una Food Mall al piano terra e più di 60 boutique dei brand più prestigiosi negli altri piani. Il pavimento in cotto è stato ricoperto da una bicromia in marmo, la vera da pozzo è stata collocata lateralmente, non è più nella parte centrale della corte. Il lucernaio è stato sostituito con un tetto in acciaio e vetro, aggiungendo così il quarto piano alla struttura originale che sarà adibito a mostre, spettacoli ed eventi. Attualmente vi è la mostra Plessi Under Water, di cui riportiamo un breve video in cui possiamo vedere anche il quarto piano aggiunto, la struttura, il pavimento, le scale per accedere alla terrazza.

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Dall’ultimo piano i visitatori possono accedere alla terrazza, dalla quale godono della vista della città a 360 gradi, una vista spettacolare, mozzafiato, di Venezia, i suoi tetti, le altane, Canal Grande, i monumenti e costruzioni di più grandi dimensioni; in lontananza, le Alpi.

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Quindi da Fontego in dialetto veneziano è stato rinominato in T Fondaco, T come travelers. La DFS punta soprattutto sulla clientela orientale. Ha creato quasi 500 posti di lavoro.

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Veneziani e foresti sono divisi, hanno pareri differenti su questo cambio d’uso che ha trasformato, secondo molti, un palazzo dal valore storico-artistico elevato in una delle tante Mall, come si possono vedere a Dubai, ed in altre città del Medio ed Estremo Oriente. Altri al contrario, apprezzano tale trasformazione, poiché la struttura era in pessime condizioni e, pertanto, vedono in questo centro una meta per turisti provenienti da tutto il mondo in visita a Venezia, un ritorno alla vera natura della città stessa, quella natura basata sul commercio internazionale che rese la Repubblica una tappa obbligata per milioni di mercanti.

Noi non abbiamo la presunzione di giudicare, di prendere posizione pro o contro questa novità che ha scosso la città intera; vi abbiamo illustrato solamente ed in modo sintetico i fatti e la storia di questo palazzo.

Ci viene spontaneo chiederci come i futuri critici d’arte tra qualche secolo giudicheranno questo cambiamento!

Lasciamo a voi le risposte e considerazioni.

Vi salutiamo con questa foto del leone sopra la porta d’entrata del Fondaco. Alla prossima! Ciao.

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