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Venezia tra sacro e profano: la festa della Madonna della Salute

Come ogni anno il 21 novembre a Venezia viene festeggiata la Madonna della Salute. Viene costruito un ponte galleggiante temporaneo sul Canal Grande, i fedeli si recano con candele e ceri a pregare, i bambini giocano e si divertono tra le bancarelle con dolci e giocattoli, nelle case viene preparata la ‘castradina’ piatto tipico di questa ricorrenza.

Iniziamo con alcuni cenni storici ed artistici sulla chiesa della Madonna della Salute, una delle più importanti e famose a Venezia. Nel 1630 la città lagunare e tutto il Nord Italia furono colpiti da un’epidemia di peste bubbonica, definita anche peste nera, la stessa menzionata da Alessandro Manzoni nei ‘Promessi Sposi’. Decine di migliaia furono i morti nella sola Venezia e il doge del tempo, Nicolò Contarini, dopo tre giorni e tre notti di processione con la popolazione scampata alla morte, fece voto solenne di costruire una chiesa per ringraziare la Madonna se la pestilenza fosse cessata. Quando la fine del terribile morbo fu decretata il 21 novembre del 1631, il progetto di costruire un tempio votivo grandioso fu affidato all’architetto Baldassare Longhena.

La basilica era di così grandi dimensioni che prima di iniziare la costruzione furono utilizzati più di 110.000 pali formando uno zatterone per rafforzare il suolo, al fine di reggere il peso dell’edificio. Fu consacrata nel 1687. Questo dipinto del pittore vedutista Francesco Guardi del ‘700 veneziano, mostra proprio la visita del doge alla Basilica, si possono vedere il ponte temporaneo, la folla, le molte gondole dei fedeli che vi si recano per pregare.

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È uno dei più importanti punti di riferimento di Venezia: è visibile sia dal Ponte dell’Accademia (da dove, ogni giorni, i turisti si fermano per scattare foto), sia all’inizio di Canal Grande dall'area marciana. È situata nel sestiere di Dorsoduro, prima della Punta della Dogana dove il Canal Grande ed il Canale della Giudecca si uniscono nel Bacino di Piazza San Marco.

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Davvero imponente come struttura, è decorata esternamente ed internamente con circa 150 statue di profeti, apostoli, santi, i 4 evangelisti, sibille, dottori della chiesa, personaggi femminili del Vecchio Testamento. Di notevole rilevanza sono anche i 15 modiglioni o “orecchioni” in pietra d’Istria a forma di spirale a cerchi concentrici, che creano l’illusione ottica di una spinta verso l’alto, verso l’enorme cupola, sormontata dalla statua della Madonna, in veste di “Capitana da Mar”, dove si esaurisce e prende significato la spinta ascensionale dal basso.

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L’interno è di ampio respiro. A pianta circolare, insolita per Venezia (solo altre due chiese hanno questa tipologia: quella della Maddalena e la chiesa di San Simeon Piccolo), richiama i vani ampi delle basiliche romane e delle costruzioni termali del tardo gotico. Colpisce il bellissimo pavimento a mosaico di marmi policromi con 32 cerchi concentrici che si uniscono al cerchio centrale, dove possiamo leggere “unde origo, inde salus” (donde Venezia ebbe origine, di lì vennero salute e salvezza), a sottolineare l’inscindibile nesso che lega la Vergine alla città, la cui fondazione leggendaria sarebbe avvenuta nel giornodell'Annunciazione, il 25 marzo, dell'anno 421 e che ora veniva salvata dalla Vergine stessa: da Maria nacque Venezia, da Maria venne la salvezza.

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Capolavoro è l’altare maggiore, dello scultore fiammingo Juste Le Court, che rappresenta Venezia liberata dalla peste. La Vergine è raffigurata col Bambino in braccio, sopra un insieme di nubi con 3 putti ai piedi. Un angelo con la fiaccola caccia via la peste che fugge precipitosa: è, quest'ultima, una scultura macabra ed inquietante. Venezia è prostrata ai piedi della Madonna, in atteggiamento supplice.

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Al centro del gruppo scultoreo l’icona bizantina della “Madonna della Salute” o “Mesopanditissa”, anche detta “Madonna delle Grazie”, Mediatrice di Pace. Fu portata dal Morosini come trofeo, conseguenza delle condizioni di pace ottenute con i Turchi alla fine della guerra di Candia (l'attuale Creta); venne qui collocata nel 1670. E’ una Madonna Odighitria: il nome deriva dal greco οδηγός (odegós) che si traduce in “guida, condottiero”, da cui il significato attuale di “Colei che mostra la via”; e la via è appunto Cristo, indicato da Maria con la mano destra.

A Candia era chiamata “Mesopanditissa”, termine che può forse risalire all’uso liturgico locale, che la festeggiava a metà (mezo) tra la festa dell’Epifania e la festa di Maria (Ipapantissa) del 2 febbraio.

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Al contrario della festa del Redentore che si celebra fastosamente ogni anno il terzo fine settimana dì luglio, questa è una festa più intima, più dimessa, possiamo dire “più veneziana”. Grazie alla costruzione del ponte temporaneo galleggiante attraverso il Canal Grande, i fedeli, veneziani e non, possono direttamente raggiungere la Basilica, nel cui campo si affollano venditori di candele e ceri di ogni forma e con decorazioni differenti. Le calli che portano alla chiesa sono intasate dai pellegrini e dai banchetti che vendono ogni sorta di dolciumi, giocattoli e palloncini coloratissimi. È la festa delle famiglie: i genitori con i Ioro bambini si recano prima a portare i ceri in chiesa, poi si soffermano nelle calli per parlare con i conoscenti, e far divertire i più piccoli.

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Proprio per tale afflusso di persone, vengono disposti sensi unici lungo le calli, per cercare di rendere la circolazione più scorrevole. In ogni caso chiunque voglia andare a rendere omaggio alla Madonna deve munirsi di molta pazienza. L’atmosfera che ne risulta è comunque gioiosa, allegra e coinvolgente. Non solo i più piccoli, ma anche gli adulti non si lasciano sfuggire l'occasione di assaggiare un dolce lungo la via. Ma non in dosi eccessive: tutti sanno, infatti, che la tipica castradina, la carne di montone affumicata, li aspetta a casa propria o nei ristoranti della città.

Invitandovi a venire Venezia per partecipare a questa festa e per cogliere un aspetto importante della tradizione della nostra città e della sensibilità dei suoi cittadini, vi salutiamo come di consueto con una foto, che per noi riassume la grandezza ed il mistero di questa chiesa e di tutta la laguna, una foto a noi particolarmente cara: la Basilica della Salute al tramonto. E se siete interessati anche alle tradizioni culinarie locali, di cui la nostra bella Italia è ricchissima, non perdetevi il nostro prossimo post sulla storia, la tradizione, nonché la ricetta, del piatto tipico della Salute, la già menzionata castradina.

A presto!

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