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Palazzo Cini, la Galleria. Adrian Ghenie

The Battle between Carnival and Feast 
dal 19 aprile al 18 novembre, 2019
La Galleria e la storia veneziana hanno ispirato il ciclo pittorico protagonista della prima personale mai realizzata in Italia dell’artista rumeno Adrian Ghenie, che arriva a Venezia dopo importanti conferme istituzionali in Europa e negli Usa
Nel 2015 Ghenie ha rappresentato la Romania alla Biennale d’Arte

Venerdì 19 aprile 2019 la Galleria di Palazzo Cini apre la nuova stagione con una mostra d’eccezione: la prima personale mai presentata in Italia di Adrian Ghenie (1977), dal titolo The Battle between Carnival and Feast.

Dopo progetti significativi al Centre Pompidou di Parigi e al San Francisco Museum of Modern Art, tra gli altri, saranno la Fondazione Cini e Venezia a ospitare, in un dialogo inedito con gli spazi e la storia della casa-museo, un nuovo momento di conferma istituzionale per l’acclamato pittore rumeno che per l’occasione esporrà un ciclo di nove tele di grande impatto, alcune inedite e ispirate proprio dalla storia veneziana, ma sempre legate anche ai temi più controversi e tenebrosi dell’attualità. La mostra è realizzata in collaborazione con Galerie Thaddaeus Ropac.
Grazie ad Assicurazioni Generali, main partner della Galleria fin dalla sua riapertura nel 2014 e da molti anni sostenitore istituzionale della Fondazione Cini, la stagione espositiva sarà aperta al pubblico fino al 18 novembre 2019.


Uno dei pittori più conosciuti della sua generazione, nella sua opera Adrian Ghenie riunisce ricordi personali e traumi collettivi, passati e presenti. I suoi quadri non si misurano esclusivamente con la storia della pittura, ma si confrontano anche con l’atto di “dipingere la trama della storia” e con le personalità che, con le loro azioni, ne hanno definito il corso. La ricerca delle potenzialità della pittura come mezzo espressivo è sempre al centro dell’attività di Ghenie i cui quadri, fondendo i temi e la narrativa della pittura storica con figure del mondo attuale, risultano meno concentrati sul soggetto e più sull’atto stesso del dipingere.

The Battle Between Carnival and Feast
presenta tutte opere recenti, alcune dipinte appositamente per la mostra. Da un lato, richiamano il fiorente passato marittimo della città di Venezia con le sue numerose vie d’acqua, dall’altro il conflitto e i tumulti causati dalle odierne questioni geopolitiche. Il tema dell’acqua unisce queste opere, dipinte in una tavolozza marina di verdi-acqua scuri, blu intensi e grigi cangianti.

“Ancora una volta gli spazi di Palazzo Cini, in occasione di Biennale Arte, si confermano capaci di fungere da vero e proprio radar della contemporaneità, presentando al pubblico un estratto dei risultati delle ricerche pittoriche più straordinarie dei nostri tempi –
commenta Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini e ideatore del ciclo di mostre che dal 2015 anima il secondo piano di Palazzo Cini, che ha ispirato con i suoi capolavori di arte antica, e quindi ospitato, la mostra Ettore Spalletti. Palazzo Cini (2015) e quindi Afterglow: Pictures of Ruins, personale di un altro artista di fama internazionale come Vik Muniz (2017) – la pittura si rivela ancora estremamente vitale e capace di esprimere la grande complessità del nostro tempo, che nell’opera di Ghenie è strumento di sintesi potente di attualità e storia, bellezza e grottesco”.

Il dipinto principale della mostra è un’immensa composizione neobarocca che rappresenta una zattera sormontata da una massa vulnerabile di piedi e gambe spogli, che si stagliano contro un cielo e un mare in tempesta. Il quadro ricorda le immagini strazianti trasmesse nei notiziari di oggi, che mostrate le traversate piene di insidie che i profughi sono costretti a intraprendere per fuggire dai conflitti. L’opera può anche essere interpretata come un analogo contemporaneo de La zattera della Medusa (1818-1819) di Théodore Géricault, pittore francese di epoca romantica, che ritrae i sopravvissuti al naufragio della fregata Méduse, aggrappati a una zattera dopo che la loro imbarcazione si arenò nel 1816.

Un altro grande dipinto orizzontale, il più cinematografico del percorso espositivo, richiama inizialmente alla mente un enorme acquario, ma a uno sguardo più attento rivela un corpo parzialmente decomposto che galleggia sul dorso di un pesce tropicale e su rigogliose alghe marine. Figure with Dog invece è dominato da un’enorme figura semivestita, in piedi vicino a un cane accovacciato e pietrificato, che si staglia contro un paesaggio rousseauiano. Metà donna, metà mostro, l’enorme massa contorta di carne e capelli della figura seduce e disgusta allo stesso tempo l’osservatore.

Tre dipinti di dimensioni inferiori illustrano poi l’interesse dell’artista nel destrutturare il genere del ritratto. In queste opere, Ghenie interpreta il volto come se fosse un paesaggio, le cui caratteristiche vengono cancellate da una texture a macchia che allude all’anatomia sottostante senza ritrarla. Al centro dell’opera ritrattistica di Ghenie c’è la sua attrazione per la singolare abilità umana di antropomorfizzare segni e simboli astratti, completando mentalmente gli spazi vuoti così da interpretare una figura senza volto in un ritratto il cui soggetto diventa addirittura riconoscibile.
In particolare, queste opere sono unite da una gestione emotiva della pittura, che sulla tela viene grattata e manipolata dall’artista per creare un palinsesto pittorico sovrapponendo i temi più controversi di storia, politica, ideologia e mass media, con esiti in cui il significato non resta mai fisso.


Nel 2015 Darwin Room, il progetto presentato da Ghenie per il Padiglione Rumeno alla 56° edizione della Biennale d’Arte di Venezia, gettò luce sul suo universo pittorico complesso e sfaccettato. La sua esplorazione del concetto di sopravvivenza si ispirava a teorie di evoluzionismo biologico e ai modi in cui queste sono state coscientemente mal interpretate per trasformare le società. Lóránd Hegyi scriveva nel catalogo: “I dipinti di Adrian Ghenie si presentano come un teatro gigante, un palco insolitamente profondo, semi-buio, inscrutabile e densamente popolato, ravvivato da effetti di luce incredibili (…). La sua pittura è sensuale, immediata, vivace, suggestiva e dinamica, pur essendo simultaneamente molto strutturata e bilanciata.”


Adrian Ghenie è nato nel 1977 a Baia Mare, Romania. Attualmente vive e lavora a Berlino, dopo aver conseguito la laurea dall’Università di Arte e Design di Cluj, Romania. Nel 2015 ha rappresentato il Padiglione Rumeno alla 56° edizione della Biennale d’Arte di Venezia e ha partecipato a importanti mostre in tutto il mondo. Attualmente la sua installazione The Darwin Room del 2013-2014 è in mostra al Centre Pompidou, Parigi, fino a dicembre 2020, la seconda delle sue installazioni presentata come una “stanza dentro una stanza”. La prima, The Dada Room, del 2010, è ora inserita nella collezione permanente di S.M.A.K. Ghent. Le sue precedenti personali includono tra le altre: Villa de Medici, Roma; CAC Málaga, the Museum of Contemporary Art, Denver; Stedelijk Museum voor Actuele Kuns (S.M.A.K.), Ghent, e il Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bucarest. Ha anche partecipato a mostre a Palazzo Grassi, François Pinault Foundation, Venezia; Fondation Van Gogh, Arles; Tate Liverpool; Prague Biennale; San Francisco Museum of Modern Art; Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze; Centre Pompidou, Parigi.