Dal 6 aprile al 23 novembre, 2025
Dal 6 aprile Punta della Dogana ospita la prima grande mostra italiana dedicata a
Thomas Schütte, tra gli artisti più eclettici e visionari del panorama contemporaneo.
Curata da Camille Morineau e Jean-Marie Gallais, l’esposizione ripercorre
oltre cinquant’anni della sua produzione artistica, dal 1970 a oggi, svelando il carattere ironico, inquietante e profondamente teatrale della sua opera.

Nato nel 1954 a Oldenburg, Schütte ha attraversato alcune delle
fasi più complesse della storia tedesca: la divisione della Germania tra Est e Ovest, la caduta del Muro di Berlino e la successiva riunificazione del paese. Si forma all’Accademia di Düsseldorf, dove insegnava il grande Gerhard Richter, uno dei maestri che ha influenzato fortemente la sua arte. Fin dagli anni Settanta si distingue per
un linguaggio artistico che mescola
pittura, installazione e scultura, esplorando la fragilità della condizione umana con un registro che
alterna dramma e grottesco, ironia e pathos.

Se il suo
Grosse Mauer, un muro di piccole tele astratte a rappresentare dei mattoni, tutti un po’ storti e asimmetrici realizzato nei primi anni di carriera, è una riflessione ironica sulla pittura astratta e la costruzione architettonica, è con la
rilettura modernissima della scultura che Schütte raggiunge la fama internazionale. Le sue figure umane, spesso monumentali
ma volutamente imperfette, sembrano a prima vista caricature della statuaria classica:
volti deformati, occhi incavati, membra sproporzionate o inquietanti.
L’evocazione della tradizione convive con uno spirito di dissacrazione: le sue opere rimandano tanto alle maschere teatrali quanto alle scenografie cinematografiche, ai burattini o persino alle teste conservate nei musei di scienze naturali.

Schütte lavora con una straordinaria
varietà di materiali:
ceramica, acciaio, cera, vetro, lacca, e più raramente bronzo. Ogni opera nasce da un’ibridazione tra forme e tecniche, tra
monumentalità e fragilità.
Il suo lavoro è una
riflessione sulla scultura come linguaggio mutevole e polifonico, in cui la tensione tra violenza e ingegno, intimità e teatralità, serietà e umorismo grottesco genera
un dialogo costante con il presente.
Già vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2005, Thomas Schütte è stato recentemente celebrato dal MoMA di New York con una retrospettiva per i suoi settant’anni.
La mostra di Punta della Dogana, che si inserisce in questa serie di grandi riconoscimenti, rappresenta una straordinaria
occasione per esplorare il suo universo artistico complesso, immaginifico e profondamente umano.
Per visite guidate:
info@guidedtoursinvenice.com